Export 2024 emerge come un anno particolarmente positivo per l’Italia, con una notevole capacità di consolidamento. Questo è emerso dalle analisi della Fondazione Edison, recentemente riportate dalla stampa italiana, che indicano come l’Italia sia riuscita a posizionarsi tra i maggiori esportatori mondiali, superando diversi competitor globali. In particolare, i dati dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) relativi al primo semestre del 2024 confermano l’Italia al sesto posto nella classifica mondiale dell’export, con un valore di esportazioni che ha raggiunto i 670 miliardi di dollari (626 miliardi di euro secondo l’ISTAT).
Mutando i parametri di valutazione. L’Italia potrebbe addirittura essere riconsiderata come il quarto esportatore mondiale. La Fondazione Edison sottolinea che, escludendo i Paesi Bassi dalla classifica — in quanto gran parte delle loro esportazioni consiste in merci in transito piuttosto che in un vero e proprio export di prodotti locali — l’Italia si collocherebbe al quinto posto, subito dopo Cina, Stati Uniti, Germania e Giappone. Tale risultato posiziona l’Italia davanti alla Corea del Sud, che l’aveva sorpassata nel 2010.
Un ulteriore passo in avanti si potrebbe compiere escludendo dal computo le esportazioni di automobili, che rappresentano una quota significativa (10-15%) delle esportazioni di paesi come Germania, Corea del Sud e Giappone, ma che costituiscono solo il 3% degli scambi mondiali. In questo scenario, l’Italia salirebbe al quarto posto tra i maggiori esportatori del mondo, grazie alla sua diversificazione merceologica che copre un’ampia gamma di settori produttivi. Escludendo le auto, l’export italiano ha raggiunto i 657 miliardi di dollari nel 2024, superando quello del Giappone, fermo a 607 miliardi di dollari.
Negli ultimi sette anni, rispetto al 2015, l’export totale di merci italiane è stato il più dinamico tra i paesi del G7, con una crescita del 48% in termini di dollari correnti. Questo tasso di crescita è quasi il doppio rispetto a quello di Francia (+28%) e Germania (+27%) e supera di gran lunga quello di Giappone (+15%) e Regno Unito (+12%). Inoltre, l’export italiano ha mostrato una performance superiore anche rispetto a quella di paesi ricchi di materie prime ed energia, come Canada (+38%) e Stati Uniti (+34%).
Contrariamente a vecchi stereotipi che descrivono l’Italia come un paese industriale caratterizzato da bassa produttività e poca innovazione, i dati indicano una realtà ben diversa. La forza dell’export italiano risiede principalmente in circa 9.000 aziende esportatrici di medie e grandi dimensioni (50-1.999 addetti), che realizzano i tre quarti dell’export manifatturiero del Paese. Inoltre, un gruppo ristretto di circa 40 imprese con oltre 2.000 occupati contribuisce con un ulteriore 12% all’export totale.
Le imprese italiane di medie dimensioni, in particolare, hanno una produttività del lavoro superiore di 16.000 euro per addetto rispetto alle corrispondenti imprese tedesche (dati Eurostat, 2021). La competitività delle imprese italiane risulta elevata anche in numerosi settori manifatturieri, dall’alimentare all’abbigliamento-calzature, dalla gomma-plastica alla metallurgia, dalle ceramiche ai mobili. Anche i livelli tecnologici e di innovazione delle imprese italiane esportatrici, specialmente dopo l’introduzione del Piano Industria 4.0, sono tra i più elevati al mondo.
L’Italia vanta, in particolare, una elevata diversificazione dei prodotti esportati che rappresenta un altro fattore chiave del suo successo. Nel 2023, ben 110 prodotti della classificazione HS a 4 cifre del commercio internazionale hanno registrato un surplus con l’estero superiore ai 500 milioni di dollari. Di questi, 89 appartengono ai cosiddetti “Magnifici 7” settori del made in Italy, suddivisi nelle “3F” (Fashion, Food, Wine and Tobacco, Furniture and Building Materials) e nelle “4M” (Metal Products, Machinery, Motor Yachts and Other Transport Equipment, Medicaments and Personal Care Products).
In termini di primati mondiali, l’Italia è il primo esportatore globale di 201 prodotti, 17 dei quali con un export superiore al miliardo di dollari. Tra i prodotti di punta figurano le piastrelle ceramiche, le navi da crociera, gli yachts a motore, gli occhiali da sole, le macchine per imballaggio, la pasta, i preparati di pomodoro e le calzature in pelle, solo per citarne alcuni. Complessivamente, l’export dei 137 prodotti in cui l’Italia è risultata il primo esportatore mondiale con un export di almeno 50 milioni di dollari ha raggiunto i 70,2 miliardi di dollari nel 2022.
Se da un lato il successo dell’export italiano è innegabile, riteniamo importante analizzare anche i rischi associati a questa crescita. Secondo i dati del Rapporto ICE 2023 e dell’Annuario ISTAT-ICE 2023, i principali paesi di destinazione dell’export italiano includono mercati con vari livelli di stabilità legale e sicurezza. In particolare, il World Justice Project (WJP) Rule of Law Index offre un quadro dettagliato del contesto legale nei vari paesi, classificando questi ultimi in base a criteri come limiti ai poteri governativi, assenza di corruzione, diritti fondamentali e giustizia.
Dall’analisi incrociata dei dati emerge che ben il 32% dei 50 principali paesi dell’export italiano presenta un rating di legalità considerato critico o non positivo, con un punteggio inferiore a 0.6 sul WJP Rule of Law Index. Questi paesi sono caratterizzati da sistemi legali meno affidabili e più vulnerabili alla corruzione o a inefficienze burocratiche, rappresentando un rischio per le imprese esportatrici italiane.
Un’ulteriore analisi dei dati disponibili ha permesso di clusterizzare i mercati più rilevanti in base al livello di rischio. L’Europa, per esempio, è la regione con il più alto valore di export e il punteggio medio di legalità più elevato, risultando la regione più stabile e sicura per l’export italiano. Al contrario, l’Asia, pur rappresentando un mercato di grande valore per l’export italiano, mostra un punteggio medio di legalità più basso, indicando una combinazione di opportunità e rischi. L’America, da parte sua, offre un buon equilibrio tra valore dell’export e stabilità legale, mentre Africa e alcune parti dell’Asia presentano punteggi di legalità più bassi e mercati meno significativi.
Analizzando i trend storici del rating di legalità nei principali mercati export, emergono alcune considerazioni interessanti. La Germania e la Francia, ad esempio, mostrano un contesto legale stabile e sicuro per le imprese italiane, con punteggi elevati e costanti nel tempo. Gli Stati Uniti, sebbene abbiano registrato un leggero calo del punteggio dal 2018, mantengono ancora un contesto legale relativamente sicuro con un punteggio superiore a 0.7. Al contrario, la Cina, pur mostrando un miglioramento graduale, continua a mantenere un punteggio inferiore a 0.5. Il Brasile, per esempio, presenta punteggi stabili ma inferiori, suggerendo la persistenza di sfide legali e amministrative.
Da questa analisi emerge chiaramente che, per garantire un export sostenibile e sicuro, è fondamentale per l’Italia concentrarsi sull’implementazione di servizi di tutela dell’export. In questo contesto, diventa cruciale il ruolo di aziende come Invenium Legaltech, che supportano gli esportatori italiani — sia grandi che piccoli — nella gestione delle criticità legate a ritardi o mancati pagamenti a livello globale. Invenium Legaltech, in particolare, si distingue per il suo approccio integrato alla trasformazione digitale dell’export, proponendo soluzioni innovative – in una logica di “Import-Exportech” per migliorare la sicurezza e l’efficienza del commercio internazionale.
Le aziende esportatrici, per mantenere competitività sui mercati internazionali e capacità di innovazione, hanno bisogno di equilibrio e sostegno finanziario, liquidità, focus sulle strategie di sviluppo e sul core business. Per questo Invenium Legaltech affianca il CFO e il Management di grandi e piccole aziende, costruendo percorsi di gestione dello scaduto e del contenzioso aziendale secondo formule innovativi, accessibili ed efficienti, privilegiando meccanismi di success fee e litigation funding.
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